
ASSOCIAZIONE ATRIUM
CENNI STORICI SULLA CHIESA DI SAN SALVATORE DE' BIRECTO
Per secoli, la chiesa di San Salvatore de’ Birecto, edificata secondo alcuni intorno alla metà del X secolo, ha avuto un ruolo organico col corso d’acqua. Lo stesso appellativo birecto sembra possa derivare dal semitico biru, piccolo specchio d’acqua.
Ad Atrani, essa è situata in parte al di sopra di un voltone sotto cui passa la strada, sotto la quale passa il fiume.
Secondo un’antica tradizione, mai attestata da fonti documentarie, pare svolgesse, ai tempi del Ducato di Amalfi, l’importante ruolo di cappella palatina e dove pare avesse luogo la cerimonia dell’investitura del Duca.
In seguito al terremoto del 1980, la Chiesa è stata sottoposta ad un lungo ed accurato restauro, il quale ha portato alla luce importanti scoperte.
Infatti, in seguito alle analisi realizzate dagli esperti del ministero dei Beni Culturali la struttura originaria del X secolo è venuta fuori con tutti i suoi richiami arabi e gotici. Ne è un esempio la parete con eleganti arcate trilobate, la quale con ogni probabilità apparteneva ad un patio esterno di una struttura diversa dalla chiesa.In questo caso, l'idea della cappella palatina potrebbe così trovare una conferma.
Tra le opere più significative ed importanti della chiesa, collocata all’ingresso ed inquadrata da pilastrini marmorei risalenti al XII secolo, c'è la porta bizantina in bronzo ed agemine in argento del 1087, che testimonia gli scambi commerciali e culturali del territorio amalfitano con l’Oriente, nel corso del Medioevo. L’opera quasi certamente realizzata a Costantinopoli, fu donata dal nobile locale Pantaleone Viarecta alla chiesa di San Sebastiano, sempre ad Atrani, e poi trasferita, in un tempo imprecisato, nella chiesa di S. Salvatore de’ Birecto
Nell’atrio che precede l’ingresso, figura la grande campana in bronzo risalente al 1299, che riveste, soprattutto dal punto di vista documentario, un ruolo significativo, in quanto nella lunga iscrizione a caratteri gotici, ricorda il nome dei committenti, l’autore, la data di esecuzione, ed inoltre, registra per la prima volta il nome attuale della chiesa di S. Salvatore de’ Birecto.
All’interno della chiesa viene proposto un ricco repertorio di elementi marmorei e di ceramica di varie epoche.
Da segnalare in particolare, il pluteo in marmo scolpito a rilievo del XII secolo, dal marcato carattere bizantineggiante e dall’enigmatico significato allegorico: il pannello è occupato da due pavoni fronteggiati che fanno la ruota -che, secondo l’immaginario cristiano, sono simboli della Resurrezione e dell’immortalità dell’anima – che sovrastano una figura umana affiancata da arpie e una lepre beccata da pavoni – dove le arpie e la lepre sono solitamente evocatrici del vizio e quindi del peccato.
Troviamo inoltre la lastra marmorea di sepoltura raffigurante la nobildonna ravellese Clementia Freccia datata 1363. In origine collocata nella chiesa di sant’Eustachio di Pontone, poi trasferita ad Atrani nel XVI secolo. L’elegante fattura della scultura consente di inserirla nell’ambito della cultura gotico-cortese di epoca angioina.
I dipinti su tela risalgono prevalentemente al XIX secolo. Sono perlopiù opere di fattura popolare, ma di grande valore devozionale come nel caso del dipinto che raffigura sant’Emidio.
Una qualità più alta si riscontra invece nelle sculture ed in particolare nella Vergine con il Bambino, la cui fisionomia è stata fortemente alterata dallo spesso strato di stucco che ha ricoperto il volto della Madonna e l’intera figura del Bambino. La compattezza formale della scultura, il suo elegante modellato, uniti alla raffinatezza dell’estofados della veste ed al minuzioso trattamento dei capelli sciolti sulle spalle della Vergine, sono peculiarità che consentono di riconoscere il suo autore all’interno della cerchia degli artisti operanti nella bottega napoletana di Pietro e Giovanni Alamanno, tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo.
Straordinario esempio di scultura settecentesca è invece rappresentato dal gruppo ligneo raffigurante la Madonna con Bambino e angeli. La figura della Vergine, ammantata da una ricca veste di seta con ricami in oro, rimanda alla ricca produzione presepiale napoletana,i cui principali protagonisti furono Giuseppe Sanmartino ed il suo seguace Giacomo Colombo.
